Quando si decide di aprire la partita iva è di fondamentale importanza capire quale è il regime fiscale più adatto alla situazione nella quale ci si trova. In quest’articolo di blog abbiamo deciso di spiegarvi quali sono le differenti tipologie di regime fiscale.

La prima domanda da porsi prima di aprire la partita iva è: Qual è il regime fiscale giusto?

I regimi fiscali si differenziano in tre tipologie:

  • Regime forfettario
  • Regime semplificato
  • Regime ordinario

Essi sono diversi tra loro per molteplici aspetti, vedremo quindi nello specifico le tre tipologie di regime fiscale e le loro peculiarità affinché possiamo capire quello che fa al caso nostro.

Regime Fiscale Regime Forfettario Regime Semplificato Regime Ordinario
Limite di fatturato per prestazioni di servizi Fino a € 65.000 Inferiore a € 400.000 Superiore a € 400.000
Limite di fatturato per altre attività Fino a € 65.000 Inferiore a € 700.000 Superiore a € 700.000

Partiamo a spiegare in dettaglio i vari regimi.

REGIME SEMPLIFICATO

Il regime semplificato è il regime nel quale confluiscono tutti coloro che non hanno i requisiti per entrare nel regime forfettario e le ditte individuali che hanno sforato i limiti di fatturato del regime forfettario e che quindi sono obbligati a fare un salto a questa nuova contabilità.

La nuova soglia dei contribuenti del regime semplificato come abbiamo detto è di 400 mila euro per le prestazioni di servizi e di 700 mila euro per le prestazioni di altre attività. Il core business aziendale deve entrare nel limite di 400 mila euro, le altre attività purché non prevalenti possono avere ricavi pari al differenziale di 300 mila euro.

Chi entra a far parte del regime semplificato?

  • Imprese individuali;
  • Società di persone costituite in forma di S.N.C e S.A.S.;

Vediamo adesso quali sono gli obblighi dei contribuenti semplificati:

  • Tenuta dei Registri Iva: necessaria registrazione delle fatture di acquisto e cessioni e di tutti gli oneri deducibili ai fini delle imposte sui redditi.
  • Tenuta del registro incassi/pagamenti;
  • Tenuta del registro dei cespiti ammortizzabili;
  • La ritenuta d’acconto da apporre in fattura che si applica solo ai professionisti;
  • Libro unico del lavoro: qualora si abbiano lavoratori alle proprie dipendenze.

Oltre all’obbligo di tenuta dei registri sopra menzionati ci sono altre obblighi ai quali assolvere:

  • La dichiarazione IVA trimestrale
  • Invio studi di settore
  • Invio spesometro

Continuiamo ad analizzare il regime semplificato e vediamo quali sono le imposte da pagare.

La prima cosa che bisogna dire è al regime semplificato si applica il principio di cassa ovvero che nel calcolo del reddito si includono solo i costi e i ricavi per cui sia avvenuta la manifestazione finanziaria.

Di seguito le varie imposte da pagare:

  • IRPEF la cui aliquota è progressiva al reddito e quindi aumenterà all’aumentare della base imponibile. Essa entra in un range tra il 23% al 43%.
  • IRAP
  • IVA la cui determinazione viene calcolata ogni 3 mesi attraverso la differenza tra IVA a debito ed IVA a credito che deriva rispettivamente dalle fatture emesse e dalle fatture di acquisto.

Ed infine ci sono i contributi da pagare che dipenderanno dalla cassa di previdenza alla quale si deve iscrivere il contribuente titolare di partita IVA.

REGIME ORDINARIO

Il regime ordinario è il regime che si applica a tutti quei professionisti e imprese che superano i limiti di fatturato indicati nel regime semplificato.

È obbligatorio per tutte le società per azioni (S.P.A.), per tutte le società a responsabilità limitata (S.R.L.) e per tutti gli enti pubblici.

Per quanto riguarda le imposte e i contributi da pagare si applicano gli obblighi già descritti per la contabilità semplificata.

Invece per quanto attiene agli altri obblighi oltre a quelli già indicati per la contabilità semplificata, il regime ordinario presuppone altri ulteriori oneri:

  • Libro giornale;
  • Libro inventario;
  • Scritture ausiliarie ove raggruppare in categorie omogenee gli elementi patrimoniali e reddituali per poter desumere i componenti negativi e positivi di reddito;
  • le eventuali scritture ausiliarie di magazzino.

Nel regime ordinario invece vige il principio di competenza, e non più quello di cassa, che impone la registrazione di tutte le transazioni nel periodo di imposta al quale queste si riferiscono indipendentemente da quanto queste transazioni si manifesteranno finanziariamente.

Questi due regimi, semplificato e ordinario, sono abbastanza complicati e possono far venire qualche dubbio a chi decide di aprire la partita iva e di mettersi in proprio a causa, non solo della tassazione alta ma anche a causa di tutti gli obblighi da assolvere per essere in regola con il fisco.

Fortunatamente lo Stato ha cercato di trovare una soluzione per chi vuole intraprendere una nuova attività e non vuole sottostare a quest’eccessiva regolamentazione e ha dato vita al Regime forfettario di cui vi parlerò al prossimo paragrafo.

banner articoloREGIME FORFETTARIO

Il regime forfettario, come più volte abbiamo detto nel nostro blog, è rivolto a tutti i liberi professionisti o piccole imprese che decidono di mettersi in proprio e vogliono fare questo passo senza rischi eccessivi.

Il regime forfettario ha dei limiti di fatturato più bassi e di conseguenza anche la tassazione che grava su questo regime è bassa.

DIFFERENZE CON REGIME SEMPLIFICATO E ORDINARIO

La prima differenza, rispetto agli altri due regimi, è il limite di fatturato che è di 65.000 indifferentemente dall’attività che si svolge e quindi dal codice ATECO.

La seconda differenza attiene invece alla tassazione perché l’unica imposta da pagare in questo regime è l’imposta sostitutiva. Essa non è progressiva in base al fatturato ma si applica in una percentuale fissa che è del 15% per i contribuenti non start-up e del 5%, per i primi 5 anni, per chi invece decide di mettersi in proprio per la prima volta e/o per un’attività completamente nuova.

La terza differenza, di fondamentale importanza, è l’assenza dell’IVA. Non ci sarà IVA né nelle fatture emesse e di conseguenza nemmeno nelle fatture di acquisto.

La quarta e ultima differenza attiene alla tenuta dei documenti e registri contabili di cui il regime forfettario è completamente esente.

Per chi aderisce al regime forfetario è comunque obbligatorio numerare e conservare le fatture emesse.

I contributi verranno pagati anche nel regime forfettario secondo i termini e le modalità previste dalla legge e di cui abbiamo parlato abbondantemente negli altri nostri articoli presenti sulla pagina risorse gratuite del nostro sito web.

(se vuoi conoscere nello specifico come si calcolano imprese e contributi ti consigliamo l’articolo al seguente link https://www.partitaiva24.it/regime-forfettario-calcolo-imposte-e-contributi-2018/)

Concludiamo il nostro articolo rispondendo alla domanda che abbiamo posto ad inizio articolo ovvero:

Qual è il regime fiscale giusto?

Il regime fiscale corretto dipende dall’attività che si vuole intraprendere e dalla forma nella quale essa si concretizza.

Se sei una persona fisica e sei alle prime armi nell’attività che hai deciso di intraprendere ti invitiamo a scegliere il regime forfettario perché è il meno rischioso per le tue tasche e il più semplice da gestire.

Rimanda all’anno o agli anni successivi all’apertura della partita iva la valutazione se aderire ad uno dei due regimi più complessi di modo da analizzare l’attività intrapresa, il fatturato e la convenienza economica nel migliore dei modi e nei migliori tempi.

Non dimenticare che ti forniamo tutta la consulenza di cui hai bisogno e puoi rivolgerti ai nostri consulenti dedicati che ti forniranno tutte le delucidazioni di cui hai bisogno e ti indicheranno qual è il regime più vantaggioso per te.

 
 
 

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