Scegliere il codice ATECO giusto è senza dubbio uno dei crucci più grandi nel momento dell’apertura di una nuova partita IVA. In assoluto, durante le nostre consulenze preliminari, il codice ATECO è fonte continua di dubbi ed angosce dei futuri titolari di partita IVA.

Con il contenuto di oggi, cerchiamo di rispondere ad alcune delle domande più frequenti. Prima di tutto però vediamo cos’è il codice ATECO e a cosa serve.

COS’È IL CODICE ATECO

Il codice ATECO è una tipologia di classificazione formata da una combinazione alfanumerica. Questa classificazione viene usata dall’ISTAT per le rilevazioni di carattere economico. Per ogni attività classificata esiste un codice. Le lettere del codice indicano il macro settore dell’attività mentre i numeri le diverse sottocategorie.

Il codice ATECO potrebbe comunemente essere chiamato codice attività.

Come sappiamo, per procedere all’apertura di una nuova partita IVA è necessario comunicare all’Agenzia dell’Entrate il tipo di attività che si andrà a svolgere inserendo proprio il codice ATECO. Nel momento della scelta, il commercialista si consulterà con il futuro contribuente e dopo un’accurata ricerca sceglierà il codice per la partita iva più adatto ad identificare la nuova attività.

A COSA SERVE IL CODICE ATECO

Come avrete potuto intuire il codice ATECO serve per identificare, agli occhi dell’Agenzia delle Entrate e della Camera di Commercio (per le imprese), il campo di attività della partita IVA. Attraverso il codice ATECO, quindi, si riesce a stabilire la categoria statistica, contabile e fiscale di una partita IVA. Inoltre, in ambito di sicurezza sul lavoro (INAIL), il codice ATECO determina il rischio connesso al tipo di attività.

Il codice ATECO scelto in sede di apertura, però, non identificherà per sempre la nostra partita IVA, in quanto potrebbe esserci anche un cambio di attività nel corso del tempo. In questi casi, basterà comunicare il cambiamento del codice ATECO all’Agenzia dell’Entrate e alla Camera di Commercio.

Ricordiamo, inoltre, che è possibile inserire più codici ATECO all’interno della stessa attività (da verificare ovviamente i casi di incompatibilità e contabilità separata per particolari attività).

In ultima analisi, possiamo dire che il codice ATECO ha una natura prettamente statistica e serve più che altro ad identificare l’attività della partita IVA. Spesso e volentieri, i codici Ateco vengono applicati per analogia di attività  piuttosto che per il reale svolgimento della stessa. Va anche detto, però, che deve essere fornito sempre un inquadramento verosimile e, quindi, un professionista non potrà essere classificato come impresa e viceversa, in quanto il trattamento di tipo fiscale e contributivo è diverso.

COME SCEGLIERE IL CODICE ATECO

Come abbiamo visto, la scelta del codice ATECO non fa così paura. Per scegliere quello giusto, serve descrivere la propria attività nella maniera più chiara possibile e vedere quale codice si adatta di più. Qualora non ne esistesse uno specifico, è possibile inserire più di un codice attività per la propria partita IVA.

Per avere una panoramica generale, possiamo rimandare sul sito ISTAT dove sono presenti tutti i codici ATECO. Inoltre, per ognuno di questi è presente una descrizione dell’attività a cui fa riferimento, che consente di capire quali attività sono comprese per quel determinato codice.

Il nostro consiglio, comunque, è sempre quello di rivolgersi ad un esperto in sede di apertura della partita IVA. Dall’alto della sua esperienza, facendovi delle domande mirate, capirà quale sarà effettivamente la vostra attività e sceglierà, insieme a voi, il codice ATECO corretto, fornendovi anche il vostro inquadramento fiscale e previdenziale.

Se volete dei consigli al riguardo, perché volete aprire la vostra partita IVA, potete rivolgervi ai nostri consulenti, compilando il contact form sul nostro sito, che vi forniranno una consulenza telefonica gratuita.

Non è raro che con il fai da te si corra il rischio di ritrovarsi con un codice ATECO non compatibile con l’iscrizione ad un ordine o di sbagliare inquadramento con tutte le conseguenze derivanti.

Uno degli esempi classici, che si è soliti fare, è quello della professione del fotografo. Quella del fotografo, infatti, è una attività che può essere inquadrata sia come libero professionista che come artigiano. La scelta di una via piuttosto di un’altra porta ad una gestione molto diversa della partita IVA e a costi diversi relativamente ai contributi previdenziali.

PERCHÉ È IMPORTANTE IL CODICE ATECO PER IL REGIME FORFETTARIO

Un aspetto importante riguardante il codice ATECO, per i contribuenti forfettari, è il coefficiente di redditività assegnato ad ogni codice attività.

Fino al 2018 vi era anche una diverso fatturato per ogni codice ateco; dal 2019,  con le nuove modifiche al regime forfettario, il fatturato è uguale per tutti i contribuenti ed è pari a € 65.000.

Ad oggi, quindi, il coefficiente di redditività dei contribuenti forfettari rimane determinato in base al proprio codice ATECO.

Nella seguente tabella elenchiamo tutti i limiti di fatturato ed i coefficienti di redditività per tutti i codici ATECO delle partite IVA in regime forfettario.

gruppo di settore codice attività ATECO 2007 limite ricavi/compensi coefficiente redditività
industrie alimentari e delle bevande (10 – 11) € 65.000 40%
commercio all’ingrosso e al dettaglio 45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.9 € 65.000 40%
commercio ambulante e di prodotti alimentari e bevande 47.81 € 65.000 40%
commercio ambulante di altri prodotti 47.82-47.89 € 65.000 54%
costruzioni e attività immobiliari (41 – 42 – 43) – (68) € 65.000 86%
intermediari del commercio 46.1 € 65.000 62%
attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (55 – 56) € 65.000 40%
attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73 – 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88) € 65.000 78%
altre attività economiche (01 – 02 – 03) – (05 – 06 – 07 – 08 – 09) – (12 – 13 – 14 –
15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 –
27 – 28 – 29 – 30 – 31 – 32 – 33) – (35) – (36 – 37 – 38 –
39) – (49 – 50 – 51 – 52 – 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 –
63) – (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (90 – 91 – 92 – 93) –
(94 – 95 – 96) – (97 – 98) – (99)

€ 65.000

67%

CALCOLO IMPONIBILE PARTITA IVA CON PIU’ ATTIVITA’

Può capitare, come abbiamo scritto sopra, che sotto una stessa partita IVA siano iscritti 2 differenti codici ateco.

Sicuramente vi starete chiedendo:

Come si calcola l’imponibile base per pagare imposte e contributi se ho iscritto la mia partita iva con più codici attività che hanno due diversi coefficienti di redditività?

In questo caso, dovrete assoggettare i due diversi fatturati (derivante dalle fatture emesse) delle due attività ai loro corrispondenti coefficienti di redditività.

Facciamo un esempio:

Il Signor Garagnini ha una partita IVA con due codici attività che vengono assoggettati a due coefficienti di redditività differenti. Nella fattispecie, il nostro contribuente forfetario svolge sia attività di e-commerce, il cui reddito imponibile si calcola al 40%, e sia attività di consulenza marketing, per il quale si applica il 78%.

Immaginiamo che Il Signor Garagnini abbia un fatturato annuo di € 60.000.

Con l’attività di commercio sono stati fatturati €40.000 e con l’attività di consulenza marketing gli altri €20.000.

Le basi imponibili sulle quali calcolare imposte e contributi si calcoleranno come segue:

€ 40.000 x 40%= 16.000

€ 20.000 x 78%= 15.600

Su queste basi imponibili, poi, si applicheranno le imposte alla stessa maniera ed i contributi seguendo le regole tipiche per le due differenti casse di previdenza, quella dei professionisti e quella dei commercianti.

 
 
 

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