Nelle ultime settimane si è molto discusso delle novità a tema fiscale che saranno introdotte nel 2022. Moltissimi giornali e salotti tv hanno fatto trapelare che con la nuova legge di bilancio, che sarà approvata come di norma a fine anno, si metterà mano all’impalcatura del sistema fiscale italiano. A tenere banco, oltre ad una possibile riforma dell’IRPEF e dell’IRAP, c’è anche il nostro tanto caro regime forfettario.

Cosa dobbiamo quindi aspettarci per il 2022? Il regime forfettario sopravvivrà? Sarà modificato o passera indenne senza alcuna modifica il 2021?

Vediamo sulla base delle informazioni disponibili ad oggi quali sono le possibili modifiche che potranno investire i contribuenti in regime agevolato e le aspiranti nuove partite iva che vorranno mettersi in proprio a cavallo tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022.

IL REGIME FORFETTARIO È SALVO

Anche per il 2022 il regime forfettario continuerà ad essere il regime agevolato presente in Italia così come lo conosciamo. La sua impalcatura e il funzionamento rimarranno i medesimi tutt’al più si potranno prevedere alcuni piccoli aggiustamenti determinati da un mercato che presenta sempre più spesso delle logiche altalenanti. Le proposte correttive sono molte alcune più o meno verosimili e percorribili. Secondo quanto riportato dai maggiori quotidiani del settore i principali focus sono puntati su:

  • Un aggiustamento dei coefficienti di redditività
  • L’introduzione della fatturazione elettronica
  • Un regime transitorio tra forfettario e ordinario

analizziamo quindi i possibili scenari a cui potremo trovarci di fronte nel 2022. Ad oggi comunque parliamo sempre per ipotesi. Potremo avere conferme solo a partire dalle ultime settimane del 2021 quando finalmente sarà approvata la nuova legge di bilancio.

FATTURAZIONE ELETTRONICA ANCHE PER IL REGIME FORFETTARIO?

Una delle notizie che si è fatta insistente specialmente negli ultimi tempi riguarda la fatturazione elettronica obbligatoria anche per i piccoli contribuenti.

In realtà, già l’anno scorso, ma anche negli ultimi mesi, il governo italiano avrebbe chiesto all’Unione europea la possibilità di rendere obbligatoria la fatturazione elettronica per i forfettari. La commissione tuttavia, si è sempre espressa negativamente in quanto tale obbligo è incompatibile con la disciplina UE.

Ad ogni modo, l’eventuale introduzione non andrebbe a modificare il regime forfettario in sé. Si tratterebbe solo di una modifica della procedura di emissione delle fatture, come è stato per tutti gli altri contribuenti un paio di anni fa. Ci si dovrà solamente attrezzare, si potranno utilizzare sia un tool gratuito come quello messo a disposizione dall’agenzia dell’entrate, oppure anche dei software a pagamento che ritroviamo in commercio.

Aggiungiamo inoltre che la fatturazione elettronica anche se non è un obbligo è già utilizzata da moltissimi contribuenti. Molti addirittura la preferiscono rispetto a quella tradizionale.

Quindi, nel caso di switch da una fatturazione tradizionale cartacea ad una elettronica non ci sarebbe molto da preoccuparsi. Il cambiamento si avrebbe solo in relazione alle modalità di fatturazione e non tanto in un cambio nelle regole fiscali o nella tassazione.

MODIFICA DEI COEFFICIENTI DI REDDITIVITÀ – COSA C’È DI VERO

Altro tema caldo riguarda la modifica di alcuni coefficienti di redditività. Si tratta di una proposta avanzata ma che ancora è tutto in divenire e non c’è nulla di certo. Tale ipotesi è stata avanzata in quanto dal momento in cui la soglia del regime forfettario è stata innalzata a 65 mila euro non si è provveduto a ritoccare i coefficienti di forfait e ad oggi ci sono alcune attività più penalizzate di altre. Speriamo che l’aggiustamento avvenga in positivo (abbassando i coefficienti di forfait) e non in negativo (ritoccandoli al rialzo).

Se non sai cosa sono i coefficienti di redditività ricordiamo che tale coefficiente non è altro che una percentuale, diversa per ciascuna attività, che determina il reddito imponibile al quale saranno assoggettate imposte e contributi per i contribuenti forfettari.

Facendo un semplice esempio, al momento per i consulenti il coefficiente di redditività è pari al 78% questo significa che ad un fatturato di 10 mila euro corrisponde un reddito di 7.800 €. Tale valore sarà il punto di partenza per il calcolo di imposte che saranno del 15% o del 5% se contribuente start up e contributi in fase di dichiarazione dei redditi.

Al momento ci sono coefficienti di redditività che variano dal 40% per le attività di tipo commerciale fino all’86% per alcune attività di artigianali. Se vuoi saperne di più puoi approfondire l’argomento al seguente contenuto: i coefficienti di redditività nel regime forfettario.

REGIME TRANSITORIO – IL PASSAGGIO DAL REGIME FORFETTARIO ALL’ORDINARIO

Tra le diverse proposte avanzate quelle che sembra essere più credibile è quella di un possibile regime transitorio per chi supera il limite di fatturato dei 65 mila euro previsti dal regime forfettario.

Il superamento di tale limite di fatturato infatti decreta a partire dall’anno successivo in cui si sfora l’assoggettamento del contribuente al regime di tassazione ordinaria. Decisamente più oneroso sia in termini di carico fiscale che di adempimenti previsti. La verità è che moltissimi contribuenti soffrono il passaggio dal regime di tassazione agevolata al regime ordinario. La pressione da un regime flat, con un’imposta molto bassa ad uno di tipo progressivo come quello IRPEF è molto diversa. Per evitare tale passaggio è abitudine di molti contribuenti in regime forfettario, invece che sforare, nei mesi di ottobre/novembre decidere di smettere di lavorare e fatturare per non perdere la tassazione agevolata a partire dall’anno successivo privandosi di un aumento fisiologico del loro fatturato e di conseguenza della loro attività.

Dato che uno degli obiettivi del governo è proprio quello di incentivare l’imprenditorialità i nostri tecnici stanno studiando una soluzione per rendere meno traumatico, il passaggio da un regime agevolato ad uno di tassazione ordinaria con un regime transitorio. Una delle ipotesi attuali è che tale regime dovrebbe avere durata di due anni ed un’aliquota d’imposta pari al 20% a patto di aumentare il fatturato di almeno il 10% ogni anno.

Ribadiamo che ancora non abbiamo nulla di certo ma si cerca di studiare alcune soluzioni. Ciò che si legge al momento circa nuovi livelli di tassazione, percentuali, modalità di calcolo del reddito sono solamente delle supposizioni.

Dal nostro canto provvederemo ad aggiornare questo contenuto con tutte le novità riguardo il regime forfettario 2022.

 
 
 

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